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Da
"Il Mattino" di martedì 13 agosto 2002
Il Mediterraneo una risorsa per la Rai
Giampiero Gamaleri
"Quando
gli elefanti litigano, chi ci va di mezzo è l'erba". Questo
antico proverbio indiano rispecchia oggi perfettamente il rischio che
nella battaglia tra i centri di produzione Rai di Roma e Milano (cui si
aggiungono Torino, Venezia, Bologna) il federalismo televisivo penalizzi
duramente e definitivamente il Sud. Un Sud che ha detto e sta dicendo
qualcosa di importante in fatto di spettacolo, cultura e tecnologie audiovisive
ed elettroniche.
Napoli si sta confermando un centro di eccellenza e di efficienza specie
nella produzione di serie a basso costo. Oltre a "Un posto al sole",
riuscito trapianto di telenovela brasiliana in terra partenopea, "La
squadra" rappresenta ormai un format che può essere competitivo
anche a livello internazionale. E che può misurarsi, ad esempio,
con le accattivanti fiction tedesche che dilagano su RaiDue: non più
solo il vecchio Derrick, ma i nuovi polizieschi. La differenza è
che in Germania queste produzioni si vanno moltiplicando, da noi invece
non hanno le risorse economico-manageriali per sviluppare un filone promettente.
Bari, nel solco di una tendenza dominata dalla contaminazione tra culture
occidentali ed orientali potrebbe veramente esprimere fino in fondo la
sua vocazione di porta del Levante, favorendo accanto, allo scambio di
prodotti materiali, quei commerci immateriali che oggi sono determinanti
per la sopravvivenza e lo sviluppo delle civiltà.
Cosenza, poi, con la sua sede Rai, possiede già il know how e gli
spazi fisici per costituire il grande archivio della comunicazione audiovisiva
ed elettronica del Sud e del Mediterraneo, da realizzare con la collaborazione
della Regione, delle università e dei poli tecnologici in via di
sviluppo, come quello di Lamezia.
Palermo possiede a sua volta potenzialità ragguardevoli. Nel capoluogo
siciliano è nata e prosegue la rubrica "Mediterraneo",
primo e unico caso di collaborazione televisiva tra la sponda Nord e quella
Sud del Mare Nostrum. E sempre qui è nato il canale satellitare
bilingue italo-arabo Rai Med, primo segmento di una collaborazione destinata
ad ampliarsi. Né va sottaciuto il contributo che la consolidata
tradizione fisico-ingegneristica dell'università di Catania può
e deve offrire nella componente tecnica dei progetti futuri.
Cagliari, infine, insieme a Sassari, è destinata a diventare ponte
con la cultura catalana, che coinvolge anche la Corsica e la Spagna meridionale.
Napoli, Bari, Calabria, Sicilia, Sardegna: queste sono le pietre angolari
del "pentagono mediterraneo", grande polo di una cultura e di
una imprenditorialità tecnologica destinata a caratterizzare il
nostro Paese certamente non meno delle iniziative che prevedono nel Centro-Nord.
Personalmente sono convinto che l'Italia ha tutto da guadagnare dando
agli investimenti lo stesso movimento che hanno i flussi turistici: da
Nord a Sud e non da Sud a Nord. Un Sud che vada oltre, che si spalanchi
verso il Mediterraneo e l'Oriente.
Ma tutto questo resta velleitario e un insieme di frammenti di un mosaico
in disfacimento se non si indica e si realizza lo strumento giuridico-imprenditoriale
su cui impostare un grande progetto. Questo strumento consiste nella costituzione
di una Società in cui la Rai faccia da socio di riferimento per
coagulare partners pubblici e privati nonché finanziamenti nazionali
e internazionali, nonché fondi europei capaci di mettere in moto
un volano che produca ritorni non solo culturali, ma anche economici e
di relazioni internazionali produttive.
Possiamo immaginare fin d'ora le articolazioni che quest'impresa potrebbe
avere.
1) Pensiamo innanzitutto a un'area intrattenimento. Oltre lo sviluppo,
già richiamato, della fiction di lunga serialità a basso
costo, si dovrebbe mettere mano ai format di varietà. Chi non ricorda,
ad esempio, le indimenticabili serate di Massimo Ranieri, che con le sue
nenie orientaleggianti ha espresso una contaminazione di generi di grande
impatto emotivo anche sul pubblico giovanile? Qui il campo è vastissimo
ed aperto a una collaborazione internazionale tutta da scoprire.
2) La seconda area, cultura, potrebbe puntare sul grande documentarismo,
che nel Mediterraneo ha risorse inesauribili (che fanno oggi i monaci
del monte Athos?) potenziando le collaborazioni tra diversi organismi
radiotelevisivi già avviare con "Mediterraneo" e "RaiMed".
3) La terza area, formazione, dovrebbe varare una serie di progetti funzionali
nel campo dell'apprendimento della lingua italiana all'estero e della
formazione a distanza (d'intesa con Confindustria e Confartigianato e
in collaborazione con i governi dei Paesi d'origine) per un'immigrazione
extracomunitaria non più destinata alla clandestinità, ma
effettivamente integrata nel nostro tessuto socio-economico.
4) La quarta area, archivi, ha un'importanza che a nessuno può
sfuggire. A partire dal Novecento la storia non è più solo
cartacea: la memoria si è fatta elettronica e audiovisiva. Chi
non si assicura la conservazione, la gestione e la commercializzazione
di questo patrimonio è senza passato, senza presente e senza futuro.
5) La quinta area, nuove tecnologie della comunicazione, si apre alle
forme di diffusione della cultura di oggi (internet, messaggistica cellulare,
Dvd) e di domani (cavo a banda larga, Umts, digitale terrestre). E anche
qui il Sud non può rimanere al palo, sia nel campo degli strumenti,
possedendo facoltà scientifiche e di ingegneria di alto livello,
che in quello delle applicazioni, con un patrimonio umano, culturale e
naturale già predisposto per essere messo in rete.
La conclusione è scontata: il "pentagono Mediterraneo"
- o comunque lo si voglia chiamare - è un progetto, anche una realtà
che non può essere disattesa, pena un impoverimento dell'Italia,
dell'Europa, del mondo. Però è altrettanto vero che le idee
viaggiano sugli strumenti che le realizzano. Una Spa o un consorzio pubblico-privato
si rendono urgenti. Roma e Milano vanno benissimo, purché il Sud
abbia la sua voce.
Giampiero Gamaler
Da "Il Mattino" di martedì 13 agosto 2002
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